San Lazzaro Museo della Psichiatria

San Lazzaro e Museo della Psichiatria a Reggio Emilia

Il Manicomio San Lazzaro e il Museo della Psichiatria a Reggio Emilia: luoghi di sofferenza nel passato, importante per i motivi di salute che doveva curare, importatissimo per i motivi per cui era stato creato e gli usi che ne è stato fatto e per le persone che ha visto passare da qui. Oggi invece al suo interno ci sono altre realtà.

Ti raccontiamo cosa abbiamo visto e perchè siamo andate in occasione delle Giornate del Fai 2020.

Manicomio di San Lazzaro di Reggio Emilia

Sabato pomeriggio, c’è una bella giornata di sole e l’organizzazione è impeccabile, visti i tempi complicati legati al Covid.

Siamo accolti dalla Direttrice della Delegazione del Fai di Reggio Emilia, spiegandoci il perchè della scelta del luogo e non altri.

Ha ritenuto giusto ricordare, proprio in questo anno così funesto dal punto di vista sanitario, che Reggio Emilia è stato per anni il fulcro della salute mentale e ancora oggi continua ad esserlo grazie a tre entità:

  • Comune di Reggio Emilia attraverso il Museo della Psichiatria
  • Azienda Sanitaria Locale, la sede amministrativa, i poliambulatori e alcune strutture sanitarie
  • Unimore ossia l’Università di Reggio Emilia e Modena con il Campus di Ingegneria, Agraria e Medicina

La visita inizia dalla Sala Galloni dedicata al primo direttore che ha preso in mano nel 1821 l’Istituto. Oggi è una sala riunioni.

Si procede verso la Chiesa San Lazzaro, dove ancora oggi sono celebrate le SS Messe e il percorso prosegue con la visita esterna dei Padiglioni: il Besta, il De Sanctis, lo Chalet Svizzero ( per i più abbienti), la sezione femminile al Buccola, Bertolani, Tanzi, Tamburini e in ultimo ma non per ultimo in ordine di importanza il Padiglione Lombroso al cui interno si trova il Museo della Psichiatria.

Faccio presente che tutta l’area ricopre quasi 39 ettari di superficie coperta tra padiglioni, parchi, piante, viali e altro. E’ imponente la sua ampiezza. A perdita d’occhio i viali alberati oggi sono attraversati da studenti, un tempo dai malati.

Il Museo della Psichiatria

San Lazzaro Museo della Psichiatria
San Lazzaro Museo della Psichiatria

Questo è l’unico luogo in cui è consentito l’accesso interno. (I precedenti come detto, sono destinati ad aule universitare e a servizi pubblici, quindi non visitabili)

Era destinato ad ospitare i malati cronici tranquilli, ed è costituito da due piani: il superiore fungeva per i dormitori e le stanze degli infiermieri, mentre il piano inferiore era destinato a refettorio.

A seguito dell’obbligo di istituire presso i manicomi una “sezione” di isolamento per “pazzi criminali dimessi” e “detenuti alienati” sancito dalla legge “Giolitti” del 1904, si aggiungono due ali con celle, il muro perimetrale e intitolato allo psichiatra e criminologo Cesare Lombroso.  

Dal 2 marzo 1945 al 6 dicembre 1948 ha ospitato anche il pittore Antonio Ligabue e nel 1972 l’edificio venne definitivamente abbandonato.

All’ingresso del cortile vedi un “finto” muro di metallo: in realtà c’era un vero muro di cinta che con la chiusura venne abbattuto: andarono così persi i graffiti realizzati negli anni dai ricoverati, di cui oggi rimangono solo le fotografie.

Vedi quelli realizzati sulla pareti interne ed esterne perchè sono stati recuperati grazie al restauro dell’edificio.

La collezione all’interno del Museo venne istituita dal direttore Carlo Livi nel 1875, per mostrare i progressi, le scoperte e le applicazioni che formavano un titolo di vanto per la scienza psichiatrica e la sua istituzione e venne ampliata dai direttori successivi, che conservarono parte degli oggetti di cura non più in uso.

All’intrno delle celle vedi gli strumenti utilizzati all’epoca: oggetti di contenzione, degli strumenti dei laboratori scientifici e dei macchinari utilizzati a fini terapeutici, fino agli apparecchi per l’elettroschock. Al piano di sopra invece altri oggetti provenienti dal patrimonio storico dell’ex San Lazzaro.

Come fare per visitare il Museo della Psichiatria

Il Museo della Psichiatria è in via Amendola, 2. Ogni sabato dalle 15 alle 18, l’ingresso è libero senza prenotazione
E’ possibile anche fare visite guidate gratuite ore 15.00 – 16.00 – 17.00 con prenotazione obbligatoria  (per prenotare tel. 0522.456816 dal martedì al venerdì 09.00 / 12.00; sabato, domenica e festivi: 10.00 / 13.00 e 16.00 / 19.00 Le prenotazioni si ricevono fino alle ore 12.00 del venerdì precedente all’evento).
Le aperture avranno luogo fino a giugno 2021.
Per informazioni durante il fine settimana tel 0522 456816 oppure al sito del Museo

Per il parcheggio, l’unico possibile, è quello sulla rotonda tra via Giovanni Amendola e di fronte hai Via P. e M. Curie. L’accesso è unico, e il parcheggio libero all’inizio e poi a pagamento. Da qui, a piedi oppur in bicicletta, vai al Museo. Per quanto riguarda l’area di sosta la trovi al Foro Boario.  Se vuoi, dall’area di sosta puoi anche arrivarci in bicicletta, perchè la via Emilia, in questo tratto è costeggiata dalla comoda pista ciclabile.

Le nostre personali conclusioni

Nel circondario di Reggio Emilia, tutti conoscono il San Lazzaro così come tante persone di tante parti d’Italia, perchè i familiari portavano qui i proprio cari per le cure. Visitare questo luogo è stato difficile perchè pregno di dolore e sofferenza. All’interno del Museo, in particolar modo i muri, gli strumenti, cercano rispetto e silenzio. E’ un luogo che, nel corso degli anni, ha visto con gli studi il miglioramento delle cure e dei trattamenti delle persone ricoverate. Al tempo erano poche le conoscenze sotto tanti punti di vista e molte volte si scambiava la timidezza o la troppa vivacità di un babino come un problema da curare. Oggi i tempi sono cambiati, la scienza ha fatto grandi passi avanti: a noi non rimane altro da fare che visitare questo luogo, con il massimo rispetto.

Siamo andate a visitare questo luogo perchè fa parte della nostra storia italiana e del nostro passato, anche non troppo lontano. E’ giusto conoscere, sapere, essere informati su cosa avveniva qui dentro e su quello che è stato poi il corso degli eventi e di come è cambiato tutto ma sempre e solamente, lo ripetiamo, con il massimo rispetto e senza giudizio alcuno.

Un po’ di storia, necessaria per comprendere

Galloni

Manicomio San Lazzaro
Manicomio San Lazzaro – La targa del duca Francesco IV d’Este

Il San Lazzaro, in origine era un luogo destinato ad accogliere i lebbrosi, ma già a partire dalla prima metà del 1500 accoglieva anche “invalidi, decrepiti, storpi, epilettici, sordomuti, ciechi, paralitici».

Nel 1821 quando il duca Francesco IV d’Este emana una serie di decreti volti a riformare l’assistenza sanitaria affida la gestione al giovane medico Antonio Galloni. Da qui si trasforma in «Stabilimento Generale delle Case de’ Pazzi degli Stati Estensi».

Galloni inizia così un’importante opera di ristrutturazione del San Lazzaro:

  • crea nuovi ambienti separati per uomini e donne
  • suddivide i pazienti in base alle tipologie di malattia
  • si prodiga per umanizzare il trattamento dei malati, applicando la cosiddetta terapia morale: rieducare il malato attraverso orari regolari, disciplina e lavoro, a cui affiancare soggiorni estivi, passeggiate, attività culturali. (Anche se contenzione e punizioni continuavano a essere considerati strumenti di persuasione e di recupero)

Alla morte del Galloni, nel 1855, il San Lazzaro godeva di fama europea.

Livi

Un’ulteriore opera di ammodernamento la si ottiene con il nuovo direttore, Carlo Livi. Avrebbe voluto rendere la struttura un “villaggio della salute”, con abitazioni anche signorili sparpagliate nel parco. Creò solo il Villino Pompeano.

Sono anni di grande sviluppo medico grazie alle scoperte nel campo della psichiatria ma anche di grande approfondimento terapeutico (siamo attorno al 1900 e si iniziano ad usare le prime cartelle cliniche oppure l’introduzione di laboratori di canto e disegno a scopo riabilitativo e nel 1892 viene aperto il Manicomio criminale di Reggio Emilia).

In quegli anni il San Lazzaro vide riconosciuta la propria supremazia fra i manicomi italiani.

Gli istituti manicomiali erano chiamati a svolgere un ruolo sempre più repressivo ed emarginante, a causa della connessione che la legge stabiliva tra malattia mentale e pericolosità sociale: aumentarono così anche i ricoveri e, al San Lazzaro come negli altri stabilimenti, crebbe il numero dei padiglioni destinati ad ospitarli.

A questo punto il malato era ricoverato in uno dei padiglioni, in base al sesso, alla categoria di disturbo (tranquilli, agitati, lavoratori, sudici…) e alla classe sociale. Quattro erano le classi di ricovero, distinte dalla retta pagata: i pazienti nullatenenti, per i quali le spese erano coperte dalle provincie, erano ricoverati in IV classe, mentre la I era destinata ai più ricchi; le dotazioni dei locali e il vitto erano diversi a seconda della classe.

Attorno agli anni 1920-1940 si ha anche una forte spinta alla sperimentazione di terapie di shock. Gli anni della della Seconda Guerra Mondiale sono complicati: diversi bombardamenti provocano gravi danni alle strutture e tantissimi sono i morti.

Gli anni ’50 – ’60 e la legge Basaglia

Sono anni in cui si inizia ad utilizzare i primi psicofarmaci, volti a migliorare il malato oppure i primi interventi chirurgici di lobotomia che lasciavano però il paziente con gravi danni psichici. Le testate giornalistiche però denunciano le condizioni di arretratezza e di inadeguatezza degli Ospedali Psichiatrici italiani.

Nel 1968 l’allora Ministro della Sanità Luigi Mariotti, firma la legge di riforma psichiatrica che porta proprio il suo nome. Con la Legge Mariotti si abolisce l’obbligo di iscrizione nel Casellario giudiziale e si prevede la possibilità del ricovero volontario; inoltre sono aperti i Centri di Igiene Mentale. A questo punto l’Ospedale Psichiatrico, come funzionalità si apre molto al campo medico volto a curare e non ad internare esclusivamente.

Sono anni in cui c’è un grande fermento: l’opinione pubblica, le coscienze di medici, infermieri non ritenevano la legge Mariotti sufficiente per i malati. Entra in campo Franco Basaglia, psichiatra e neurologo veneziano che a Gorizia, Parma e Trieste era riuscito a dimostrare che del manicomio si poteva fare a meno.

Nel 1978 attraverso la legge 180, che porta il nome di “Legge Basaglia”, si riforma radicalmente l’organizzazione dei servizi di psichiatria, quindi

  • sancisce il superamento degli Ospedali Psichiatrici
  • il superamento del concetto di pericolosità sociale
  • la diffusione dei Centri di Salute Mentale
  • l’inserimento di reparti ospedalieri di Psichiatria negli Ospedali Generali
  • la durata massima (sette giorni) dei Trattamenti Sanitari Obbligatori

La chiusura del Manicomio San Lazzaro

Con la promulgazione e l’entrata in vigore della Legge Basaglia, il Manicomio o Ospedale Psichiatrico San Lazzaro non ha più motivo di esistere ma si vuoterà molto lentamente, fino a chiudere nel 1996.

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