museo del pomodoro parma

Il Museo del Pomodoro di Parma e la sua storia

State pur certi che i maccheroni al sugo con pomidoro ed il risotto al pomidoro, col relativo condimento di burro di pura panna e parmigiano stravecchio, diventeranno due istituzioni mondiali

Queste furono le parole dell’agronomo Antonio Bizzozero nel lontano 1913 quando gli fu chiesto di esprimere l’opinione circa il futuro del pomodoro e del suo utilizzo.

Vogliamo raccontarti questa storia e spiegarti perché per Parma è così importante l’utilizzo di questo ortaggio.

La storia del pomodoro

Partiamo dall’inizio, dal lontano 1500 quando il pomodoro giunse in Europa grazie alle navi dei conquistatori spagnoli di ritorno dalle Americhe. Le sue origini risalgono al Perù, si trattava di un ortaggio molto diffuso tra gli Aztechi già 3000 anni prima dell’arrivo degli europei. Si chiamava all’epoca TOMATL termine poi adottato da molte lingue e dialetti fino ad arrivare al dialetto parmigiano TOMACA.

I primi esemplari erano di piccole dimensioni e di colore giallo (ecco perché venivano chiamati POMIDORI ossia POMI D’ORO) colore che rimase per tutto il ‘700.

Nel ‘600 era visto come una pianta ornamentale, per abbellire i balconi delle finestre ad esempio. Talune persone provarono addirittura a mangiarne le foglie con pessimi riscontri convincendosi così che quei frutti gialli erano addirittura velenosi.

Il pomodoro ha conquistato il proprio posto nelle tavole italiane verso la fine del 1600 circa, quando si consigliava la cottura con “malignone e cocuzze” ossia melanzane e cozze.  Solo verso gli inizi del 1800 si hanno le prime pietanze create con pomodori ripieni, fritti o passati al forno oppure con le salse.

Le prime notizie dell’incontro tra il pomodoro e la pasta avvenne nella metà del 1800 circa, con il ritrovamento di un testo che citava i “vermicielli con i pomodori”

Tanto per fare un ulteriore precisazione, nel 1835 Alexander Dumas descrisse la pizza ancora “bianca” ma qualche anno più tardi intorno al 1870 un napoletano attestò che nelle ricette della pizza il pomodoro era immancabile!

Piano piano l’importanza di questo ortaggio crescerà sempre di più e l’utilizzo nella cucina italiana ma anche nel mondo, cambierà per sempre.

Perchè il pomodoro è così importante per Parma? 

Parma è la patria adottiva del pomodoro fin dal 1800, quando le campagne diventarono fertili campi da coltivare. La prima persona a studiarne le caratteristiche e la sua coltivazione fu Carlo Rognoni a Pannocchia, piccola frazione a circa 20 minuti dal centro città.

Grazie ai suoi studi e agli esperimenti ricavò la prima qualità da conserva e con il tempo ne portò la coltura a pieno regime fondando così nel 1874 una società di agricoltori.

Inutile dire che l’industria fu un successo: i primi dati della Camera di Commercio di Parma nel 1912 erano di 61 stabilimenti attivi che per circa 50 giorni offrivano lavoro a circa 3000 persone.

Oltre a questo si aggiunse il progresso scientifico e tecnico dell’industria, le iniziative legate a manifestazioni espositive specializzate, ancora oggi attive.

Parma all’epoca era già conosciuta per la produzione di altri prodotti gastronomici d’eccellenza:

  1. gli allevamenti di bovini per la produzione di latte che davano poi il Parmigiano Reggiano;
  2. l’allevamento dei suini che davano la produzione del Salame di Felino, del Prosciutto, del Culatello e della Spalla di San Secondo.

museo del pomodoro parma

Non bastava però la coltivazione, un’importanza fondamentale era rappresentata dalla lavorazione e dalla conservazione del prodotto.

Fu grazie ad un altro agronomo importante, Antonio Bizzozero, che offrì la possibilità a diverse aziende del territorio di diventare nel tempo, sino ad oggi, grandi dinastie imprenditoriali.

Qualche nome? Mutti, Rodolfi, Pagani, Pezziol affiancati dall’industria metalmeccanica che per essi producevano i macchinari per la lavorazione e conservazione.

Punto di forza fu nel 1922 la Stazione Sperimentale per l’industria delle conserve alimentari: una specie di grande laboratorio per la ricerca e lo sviluppo. Un’altra invenzione vincente fu negli anni ’40 la prima Mostra delle Conserve Alimentari, una vetrina per il commercio da e per il mondo (quello che per noi oggi potrebbe essere il CIBUS).

Oggi Parma esporta in tutto il mondo le conserve e la tecnologia, vantando così un primato eccellente nella produzione agricola, nella trasformazione e nell’impiantistica alimentare.

Il Museo del Pomodoro: guida alla visita

Nel corso degli anni a partire dalla fine dell’800 l’industria conserviera, la produzione e la lavorazione hanno avuto un ruolo strategico per il territorio parmense. Una zona in particolare, l’area tra Ozzano Taro e Collecchio, ha la più ricca documentazione di industrie conserviere storiche. Proprio in queste zone avviene la produzione maggiore. Non è un caso infatti che il Museo del Pomodoro sia situato in questi territori.

Inaugurato nel 2010, alla Corte di Giarola, un ex complesso monastico con all’interno la corte e la chiesa, il museo sorge a metà strada tra Fornovo Taro e Ponte Taro. All’interno della stessa corte è situato anche il Museo della Pasta, oltre alla sede del Parco Fluviale Regionale del Taro. Un paesaggio ricco di cultura ed immerso nella natura: numerose infatti sono le pievi romaniche che troviamo nel percorso dell’antica Via Francigena.

Cosa troviamo nel Museo?

Il percorso espositivo è articolato in 7 sezioni tematiche di grande interesse e curiosità: ci raccontano il mondo del pomodoro e grazie a pannelli grafici, fotografie, attrezzi e monitor.

Un viaggio alla scoperta di questa pianta che seppur nella sua semplicità ha fatto grande la storia di Parma.

La prima sezione

All’ingresso è situato un grande modello gigante di pomodoro sezionato che ci fornisce la classificazione botanica della pianta, compresi i valori nutrizionali.

La seconda sezione

Ci racconta la storia dell’industria conserviera, dai metodi più semplici per conservarli, come ad esempio l’essiccazione al sole, ai vasi di vetro e poi alle lattine.

La terza sezione

È dedicata all’ambiente della fabbrica: qui si trova un plastico che rappresenta la trasformazione del prodotto in conserva, dal lavaggio al riempimento delle lattine.

La quarta sezione

È dedicata ai diversi prodotti che ruotano attorno al mondo del pomodoro, dai curiosi imballi all’esposizione molto interessante di scatole o ai più comuni apriscatole.

La quinta sezione

Questa sezione è dedicata allo sviluppo dell’industria meccanica dai grandi nomi alla creazione della prima Mostra delle Conserve Alimentari che si tenne a Parma al Parco Ducale dal 1 al 20 Settembre 1942.

La sesta sezione

È interamente dedicata ai protagonisti di questo duro lavoro: gli operai che all’interno delle fabbriche svolgevano la propria mansione. C’erano dunque il pesatore, il fuochista, le sceglitrici e il chimico.

Da sottolineare come in questo ambito il lavoro delle donne fosse fondamentale: infatti al loro occhio attento era il dovere di cernita degli ortaggi lungo il nastro trasportatore, lungo anche 5/6 metri.

La settima sezione

Una dedica speciale va agli oggetti di vita quotidiana, legati al mondo del pomodoro, come le brillanti e gioiose pubblicità, i famosi dipinti, le sculture e francobolli.

 

Il Museo del Pomodoro si trova presso la Corte di Giarola – Via Giarola, 11 – Collecchio (PR) e fa parte del circuito dei Musei del Cibo. 

Tutte le informazioni inerenti alle visite, agli orari di apertura potete visitate il sito www.museidelcibo.it

Gli amici camperisti che vogliono andare a visitare il museo possono parcheggiare all’interno del comodo parcheggio della Corte di Giarola e sostare per la notte, tenendo conto che non vi sono allacci per luce o possibilità di scarico.

 

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