museo cervi a reggio emilia

Museo Cervi a Reggio Emilia: la storia di una famiglia antifascista

Il Museo Cervi a Reggio Emilia è considerato un’autentica istituzione perché racconta la storia dei sette Fratelli Cervi e di Quarto Camurri. Situato in via Fratelli Cervi 9 a Gattatico, questo luogo è un tempio storico, un museo della Resistenza e della storia del movimento contadino, allestito nella casa dove i Cervi arrivarono nel 1934. Ogni anno sono tantissimi i visitatori, comprese le scolaresche, che decidono di dedicarsi a questo importante pezzo di storia: ecco perché visitarlo.

Museo Cervi: la storia

L’idea di realizzare un museo della Resistenza e della storia del movimento contadino risale agli anni ’60 quando Alcide Cervi, padre dei sette fratelli, decise di donare al Comune di Gattatico e alla Provincia di Reggio Emilia la raccolta dei ricordi e delle testimonianze del grande sacrificio dei suoi figli. Ma scopriamo insieme la storia: i Cervi erano una numerosa famiglia di contadini-mezzadri originari della bassa reggiana. Oltre al padre Alcide e alla mamma Genoveffa Cocconi, c’erano i sette figli maschi (Gelindo, Antenore, Aldo, Agostino, Ferdinando, Ovidio, Ettore) e due figlie femmine, Diomira e Caterina. Pur essendo molto poveri, i Cervi erano animati da un forte impulso al miglioramento e al riscatto sociale: come mezzadri non avevano fissa dimora, ma quando scoprirono che il podere di Campi Rossi era in affitto per pochissima spesa, decisero di affittarlo e di trasferirvisi. Da allora furono considerati dei “matti” perché i Campi Rossi erano di fatto impraticabili. Ma la loro sfida fu vinta.

Sul piano ideologico, i Cervi erano profondamente antifascisti: alla fine degli anni ’20 Aldo venne imprigionato nel carcere di Gaeta per tre anni. Durante questi anni si dedicò alla lettura dei testi di Gramsci e Marx e, una volta rientrato, decise di allestire una biblioteca circolante con i libri che erano proibiti dal regime fascista. Quando le restrizioni alla libertà di azione e di parola aumentarono, i Cervi iniziano l’azione di opposizione con atti di sabotaggio agli ammassi imposti dal regime, alle linee dell’alta tensione che alimentavano le fabbriche Reggiane dove si producevano le armi belliche.  Moltissimi antifascisti hanno sostenuto la loro missione fino a quando, durante la notte fra il 24 e il 25 novembre 1943, i sette fratelli, il padre, Quarto Camurri vennero catturati, portati al carcere dei Servi di Reggio Emilia e fucilati senza processo all’alba del 28 dicembre 1943, al Poligono di tiro di Reggio Emilia, insieme a Quarto Camurri. L’azione dei fascisti fu una rappresaglia: i Cervi furono infatti accusati di aver complottato per l’uccisione del segretario fascista di Bagnolo in Piano (Reggio Emilia). Il padre venne risparmiato e, tramandando la memoria, rende possibile il recupero delle testimonianze della civiltà contadina e delle vicende storiche che costituiscono il primo nucleo del museo.

Oggi il Museo Cervi a Reggio Emilia organizza attività didattiche, espositive e di ricerca. Aperto tutto l’anno, offre visite guidate gratuite per scuole e gruppi, su prenotazione. È dotato di un bookshop, di una biblioteca, di una videoteca. Al museo sono anche reperibili e consultabili testi di approfondimento sulle tematiche della guerra, della Resistenza, della famiglia Cervi, insieme agli annali che l’Istituto Cervi pubblica dal 1979. Per informazioni sugli orari di apertura, consigliamo di consultare il sito di riferimento.

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