Il bensone modenese

Il Bensone modenese, la sua storia, i miei ricordi

Il bensone modenese è uno dei più classici e conosciuti dolci di Modena della tradizione che si può mangiare in ogni occasione accompagnandolo in qualsiasi modo:

  • per colazione, tuffandolo in una tazza di caffelatte bollente
  • a merenda, magari accompagnato da una tazza di tè
  • a fine pasto inzuppato in un bicchiere di vino Lambrusco Grasparossa

Abbiamo chiesto a Raffaella Caselgrandi, un’amica camperista modenese doc e nostra associata, di condividere con noi, la ricetta e i suoi ricordi legato a questo dolce.

Ringraziamo quindi Raffaella per la sua disponibilità a svelarci i segreti del suo bensone e l’autorizzazione a pubblicare il suo racconto.

Parlando di tradizioni, leggi anche il nostro racconto sulle tradizioni

Il Bensone modenese, la sua storia, i miei ricordi

I miei ricordi legati a questo dolce, mi portano a quando, da bambina, la nonna e la mamma preparavano il bensone in occasione di ogni festa importante, ma anche la domenica capitava che il profumo di questo dolce raggiungesse la mia camera, dove ancora sonnecchiavo, e vi assicuro che il risveglio cullato da questa dolce fragranza mista di vaniglia, zucchero e limone, si trasformava in una vera poesia.

Al termine del pranzo domenicale, quindi, arrivava sulla tavola il bensone con quei granelli di zucchero sopra e la mamma mi concedeva un po’ di lambrusco (proprio un goccino eh!!) allungato con l’acqua, dove “pucciavo” il bensone come facevano i grandi (loro però avevano la fortuna di avere il bicchiere pieno di lambrusco!!), era proprio una goduria!

Esistono due versioni del bensone modenese, quella semplice e quella farcita con la marmellata: la ricetta originale prevede comunque che non ci sia nessuna farcitura. Prendiamo carta e penna, e l’occorrente per provare:

Ingredienti

450 gr. di farina 00

140 gr. di zucchero semolato

100 gr. di burro

2 uova + 1 tuorlo per spennellare alla fine

3 cucchiai di latte (+ un altro se serve)

1 bustina di lievito per dolci

scorza grattugiata di un limone

un pizzico di sale

zucchero in granella q.b. per decorare

Preparazione

Prendere una ciotola capiente (io uso la planetaria così impasto direttamente) e versare la farina, il lievito, lo zucchero e la scorza grattugiata del limone.

Dare una mescolata e aggiungere il burro a temperatura ambiente, le uova ed il pizzico di sale.

Impastare ed aggiungere uno alla volta i cucchiai di latte, sempre impastando fino ad ottenere un impasto sodo come quello del pane.

Prendere una placca da forno e foderarla con la carta da forno, appoggiare l’impasto dando una forma ovale e spessa 4-5 cm.

Praticare qualche incisione sulla superficie dell’impasto, spennellarlo con il tuorlo d’uovo e cospargere con la granella di zucchero.

Infornare a forno statico già caldo a 180° e cuocere per circa 40 minuti.

Sfornare e lasciare raffreddare.

Servire tagliato a fette, tipo pane.

Questa la ricetta di Raffaella, che ci garantisce sia ottima.

Due chiacchiere sulla storia e l’etimologia del Bensone

Il Bensone, in occasione della festa patronale dei fabbri e degli orafi, veniva loro offerto, dalla comunità modenese; questo nel XIII secolo.

Questo dolce, originariamente, veniva preparato con la farina di grano “solo” macinato, senza cioè aver subito un’ulteriore fase di lavorazione. Per questo motivo, sembra che l’etimologia del nome derivi dal francese “pain de son” cioè “pane di crusca”. L’origine del nome “bensone” potrebbe invece provenire, secondo alcuni, dal fatto che questo dolce fosse presente sulle tavole dei modenesi, in occasione di “feste religiose”; succedeva infatti che durante le funzioni, ci fosse l’usanza di fare benedire in chiesa il dolce, da qui il “ Pane di benedizione” dal francese “pain de bendson”, ancora oggi ci sono nonne che preparano piccoli bensoni impacchettati, da donare agli invitati in occasione della comunione e della cresima dei nipoti.

La ricetta antica ed originale prevedeva questi ingredienti:  farina, latte, uova, burro e miele, quest’ultimo ingrediente fu poi sostituito dallo zucchero di canna e poi da quello di barbabietola.

La forma di questo dolce è ovale; è molto semplice da fare e si gusta tagliato a fette spesse ed imbevuto nel lambrusco. L’incontro di questi due prodotti tipici emiliani forma un connubio perfetto! Da provare!!

Le nostre conclusioni e di Raffaella

Ogni prodotto ci porta ad una tradizione, e in ogni casa c’è una tradizione che si rispetti per ognuno di essi. Tradizione va a braccetto con ricordi, molto spesso, e siamo convinte siamo proprio quei ricordi che scaldano il cuore.

Ti abbiamo parlato di questa golosità perchè rispecchia proprio il calore della tradizione, a cui noi teniamo moltissimo.

Cogliamo l’occasione di augurare la dolcezza che meritiamo, a tutti quanti e che possiate godere la dolcezza di questo dolce nel calore della vostra casa insieme ai vostri cari.

Da noi, Angela, Monica e Raffaella Caselgrandi

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