Piazza Libertà Piazza Nenni Faenza

Faenza cosa vedere e cosa mangiare in camper

A metà Febbraio siamo andati alla scoperta di Faenza cercando cosa vedere e cosa mangiare in camper, e non solo. La città per eccellenza delle ceramiche artigianali, della buona cucina e cultura. Dai, iniziamo il nostro racconto!

Faenza, città della ceramica, cosa vedere e cosa mangiare in camper

Come tutte le città romagnole, accoglienza è la parola d’ordine, sarà l’accento, sarà questa “e” chiusa, sarà che è stato un fine settimana con il sole e le temperature miti, ma la città offre innumerevoli motivi di visita, tra cui alcuni molto affascinanti e che non si possono davvero perdere. Iniziamo da quelli che noi abbiamo visitato:

  • MIC

il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza è la più grande collezione al mondo dedicata all’arte ceramica. Chi è appassionato (come me) di ceramica non può assolutamente mancare una visita e perdersi all’interno di questo percorso espositivo completo e ricchissimo di tutta la storia dell’arte ceramica, di tutte le epoche e i luoghi situato all’interno dell’ex convento di San Maglorio.

Nato nel 1908 a seguito di una Esposizione Internazionale, fin da subito si è rivelato come riferimento Internazionale. E’ grazie a Gaetano Ballardini, futuro fondatore del Museo, se abbiamo questa raccolta immensa e accurata. Nel Maggio ’44 un bombardamento causa gravissimi danni arrecando la quasi completa distruzione con gravi e insanibili perdite nelle collezioni e nel materiale archivistico. Non si perse d’animo, nel ’49 riapre le sale grazie alla enorme collaborazione di musei, collezionisti, governi, ministri, per donare opere e manufatti. In questo frangente è da citare anche il generoso atto del grande Pablo Picasso che donò opere. Oggi fino al 13 Aprile, si può visitare all’interno la mostra di Picasso, “La sfida della Ceramica” con visite guidate. Inoltre nelle domeniche da Marzo a Maggio sono organizzati laboratori per bambini dai 4 anni. Ecco il sito dove trovare ogni riferimento completo delle attività e delle visite.

  • Teatro Comunale Angelo Masini 1787

Grazie alla visita guidata siamo entrati in quello che è considerato un raffinato esempio di teatro all’italiana ed uno dei più significativi dell’architettura neoclassica.

Creato da Giuseppe Pistocchi iniziato nel 1780 e finito il 1787, sono bellissime al suo interno le decorazioni diverse ad ogni singolo ordine, con le colonne tuscaniche e le Metope, e la scritta attorno all’ultimo ordine di Ovidio. Infine le statue, ben 20 e ben dettagliate quasi maniacali nelle particolarità. Raffigurano Dei greci, romani, e le Muse, tra cui Ercole, Nettuno, Paride, Cupido, Venere, Prometeo, Atena, Zeus, Mercurio, Orfeo, Proserpina. Il soffitto ha al centro un rosone con attorno figure allegoriche con in cerchio i segni zodiacali. Inoltre c’è la barcaccia nobile, ossia il grande palco, l’unico decorato che è collegato al ridotto. Il pavimento è ancora quello originale, nonostante nel tempo diversi sono stati gli interventi, specialmente di restauro degli stucchi e metope, rovinate dalle lampade ad olio e nel 1986 restaurato e ammodernizzato in seguito alle norme di sicurezza. Molti altri sono stati i protagonisti che hanno partecipato: Antonio Trentanove, Gaetano Bertolani, Ballanti Graziani. Per le visite guidate rivolgiti all’Ufficio della Proloco. 

  • Cattedrale di San Pietro Apostolo

Bellissima al suo esterno, perchè in realtà non fu mai terminata infatti la facciata è fatta di spigoli e buchi per sostenerla e non di marmi, come avrebbe dovuto essere.

All’interno, guardando l’altare, a sinistra trovi l’imponente Battistero. Proseguendo Sant’Umiltà, e San Pier Damiani. Nel transetto trovi l’altare della Madonna delle Grazie la Patrona della Città. Molte sono le particolarità all’interno e alcune curiosità, che noi sappiamo, ma che ti invitiamo a visitare. La visita è accesso libero, tranne in orari di funzione religiosa

  • Fonte Monumentale

Accanto alla cattedrale trovi l’imponente fontana, uno dei monumenti simbolo della città.

Una volta l’acqua era potabile, ora purtroppo no. Infatti Faenza fu una delle prime città della Romagna a dotarsi di un acquedotto che, seppur limitato a pochi punti di emissione, rappresentò per lungo tempo un vanto per la comunità.

  • Piazza della Libertà e Piazza del Popolo

Due piazze collegate che all’epoca vescovo, signoria e popolo si dividevano gli spazi del potere.

Da una parte trovi il Palazzo Comunale, all’interno del Palazzo Manfredi. Oltre al colonnato, il palazzo trovi ancora il soffitto a cassettoni e una parte del voltone della Molinella il passaggio coperto tra Piazza Nenni (dove trovi l’Ufficio e Accoglienza Turistica) e Piazza del Popolo, presenta una particolare volta ad ombrello, decorata con grottesche nel 1566 dal faentino Marco da Faenza. Bellissimo!

Di fronte al comune invece trovi il Palazzo del Podestà, con la campana della torre per richiamare all’epoca in caso di necessità i cittadini in armi per difendere la piazza. Al suo interno comprende una chiesa, le carceri e le stalle. Poi venne aggiunto il loggiato, a spese dei bottegai con negozio in piazza.

  • Palazzo Milzetti

Progettato dall’arch. Giuseppe Pistocchi, (lo stesso del Teatro Angelo Masini), continuato poi dall’arch. Antolini, il Palazzo del Conte Nicola Milzetti dall’esterno non richiama forte attenzione, all’interno invece sono due piani spettacolari di bellezza e curiosità.

Iniziato a costruire nel 1792 dal Conte Nicola, e poi dal figlio Francesco fece realizzare le decorazioni ad un grande pittore Felice Giani. Al piano terreno si visitano gli ambienti in cui viveva il conte Francesco Milzetti e la biblioteca molto elegante.
Si accede poi al famoso antibagno ovale e la sala da pranzo. Scendendo le scale si arriva nelle cucine del personale.
Salendo un semplice scalone, si accede al piano nobile: da qui si ha inizio alle sale, la prima la vasta Sala Ottagonale detta Tempio di Apollo, poi la Sala delle Feste o Galleria di Achille, circondata di decorazione continua, la Stanza con Alcova e la Sala di Compagnia. In ultimo dopo il Gabinetto d’amore, la piccola Cappella. Un percorso da lasciare a bocca aperta. Oggi il Palazzo è di proprietà dello Stato, come Museo Nazionale dell’età neoclassica in Romagna. Per le visite e i costi, verifica nel sito sempre aggiornato.

  • Le botteghe storiche

Faenza ha attribuito il riconoscimento ufficiale di Bottega Storica a molte attività di commercio e artigianato che costituiscono per la città un’importante testimonianza storica, culturale e di valorizzazione della tradizione locale nella produzione della ceramica. Infatti in città al punto Iat trovi una mappa delle botteghe che ti permetteranno non solo di acquistare prodotti unici ed introvabili altrove, ma di parlare direttamente con gli artigiani, con le persone che le producono e farti raccontare le particolarità.

La nostra esperienza

Noi siamo entrati in una di queste botteghe, Carla Lega Ceramiche d’Arte in Corso Mazzini e assieme a Carla stessa ci ha raccontato della maiolica, della terra rossa utilizzata, della polvere di silice, quarzo, come poi sono decorate con gli ossidi, secondo la modalità tradizionale, garofano, palmetta, pavona oppure moderna, come la sua. Insomma, un bellissimo mondo, di tradizione e originalità che fanno di Faenza la città delle ceramiche, riconosciuta il tutto il mondo. Ringraziamo Carla per il tempo che ci ha dedicato.

Cosa mangiare a Faenza

Siamo in Romagna e Romagna vuol dire ottima cucina, come tutta la nostra Italia, lo diciamo sempre!

Quindi, quali sono i piatti che noi abbiamo mangiato di tipico che assolutamente non devi perderti?

Come molte cucine tradizionali regionali italiane, anche quella romagnola è caratterizzata dalla “povertà”, sia nelle materie prime utilizzate che nella elaborazione, ma è assolutamente ricca di gusto.

  • antipasti

da non perdere le bruschette con squacquerone e salsiccia, piadine farcite, crostini misti o i gustosi affettati misti

  • primi piatti

(e qui la salivazione inizia ad essere copiosa): cappelletti (che qui si fanno con ripieno di formaggio fuso) e conditi con ragù meglio se di castrato (pecora), orecchioni burro e salvia (urciòn in dialetto romagnolo), sono un primo piatto tradizionale derivante dalla particolare forma di questa sorta di ravioli, i tipici curzul una pasta fresca tipica faentina, il nome deriva dal dialetto con la quale venivano chiamati i laccetti delle scarpe, (noi li abbiamo mangiati con scalogno e guanciale condimento tipico, una vera bontà), classiche tagliatelle al ragù, i gnocchi di patate, conditi con ragù.

  • secondi

Tutto ciò che è a base di carne, cioè il castrato, maiale, manzo, coniglio, faraona, grigliata oppure al forno: noi abbiamo mangiato il prosciutto all’aceto (che non è il prosciutto di Parma, per capirci ma una fetta di maiale, tagliata spessa e stufato lentamente con aromi e odori prima di essere glassato in forno con aceto balsamico servito in un letto di radicchio).

  • contorni

semplici come le cipolle al forno, i fagioli cannellini conditi con rosmarino e olio extravergine di oliva di Brisighella DOP, il radicchio con bruciatini ossia con i dadini di pancetta rosolata e croccante

  • Possiamo forse dimenticare i vini per annaffiare queste bontà?

Certo che no, dunque, abbiamo l’Albana, primo bianco in Italia fregiarsi della DOCG, altri bianchi DOC il Trebbiano o i rossi Cagnina e Sangiovese DOC

  • Infine il dolce

per concludere in modo adeguato un pranzo o una cena: Tortelli di San Lazzaro faentini li mangi solo la 5^ domenica di Quaresima, in occasione della festa di San Lazzaro. E’ un un dolce povero fatto di una sfoglia fatta con farina, acqua e sale ed un ripieno di castagne lessate, poi cotti al forno e poi bagnati nella sapa. Il tortello ha una forma allungata con la chiusura a spiga di grano e presunti storici sostengono che la forma potrebbe essere ispirata alla figura di Lazzaro avvolto nelle bende della sepoltura. Altri dolci ottimi, di tradizione è il latte brulè: fatto con latte, zucchero e tanti tuorli d’uovo e alcuni albumi. Insomma, una buona golosità locale.

  • Da non dimenticare il ruolo importante della frutta

le pesche di Romagna e le nettarine, i kiwi e le albicocche, tutti prodotti locali ed infatti si vedono intere distese di campi dirigendosi verso le colline.

Curiosità

Faenza ha visto i natali di Raffaele Bendandi, studioso e appassionato di sismologia, famoso per essere “colui che prevedeva i terremoti”. Da dire che la sua teoria “sismologica”, da un punto di vista geologico e geofisico, è priva di qualunque riscontro o fondamento oggettivo, ed è in netta contraddizione con le conoscenze scientifiche acquisite in ambito sismologico.

Cosa vedere e cosa fare ancora a Faenza

Ovviamente in soli 2 giorni non è possibile visitare in modo completo la città: molto altro c’è da vedere che non siamo riusciti

  • Pinacoteca Comunale
  • Casa Bendandi, Museo e Osservatorio Sismologico, dedicato al sismologo di cui sopra
  • Chiesa di Santa Maria ad Nives
  • Museo Diocesano
  • Chiesa di Santi Ippolito e Lorenzo
  • Museo del Risorgimento e dell’Età Contemporanea
  • Chiesa della Commenda
  • Biblioteca Comunale
  • Chiesa di San Francesco

Insomma, forse non ho citato nemmeno tutto.

E chi ama la natura invece?

Sicuramente la città si presta moltissimo, date anche le temperature miti dal periodo primaverile ma anche autunnali, a giri in bicicletta, verso le colline, oppure semplicemente passeggiate godere dei bellissimi tanti parchi pubblici e approfittare di una sosta tranquilla o far giocare i vostri bimbi:

  • Parco Bucci: è sicuramente il polmone verde della città, oltre 8 ettari di verde con piante esotiche e l’elemento dominante è l’acqua con due laghi collegati da un ruscelletto, isolette, ponticelli con le anatre.
  • Della Rocca “Il Tondo”: per i più piccoli, un parco giochi cittadino dedicato ai bambini.
  • Parco Tassinari: nel parco trovi ancora la antica ghiacciaia e la bellissima scultura su legno lunga 24 metri che reinterpreta la favola di Biancaneve.

Tante anche le piste ciclabili che si snodano verso le colline, come quella che prosegue da Via Firenze, all’uscita dell’area di sosta fino alle colline.

Dove sostare a Faenza in camper

Faenza ha un’area sosta camper in Via Guglielmo Marconi a fianco del cimitero e del giardino Centro Marconi. E’ ben segnalata ma a nostro avviso gli spazi sono corti per mezzi lunghi. Molto vicina al centro storico, si può raggiungere a piedi o ancor meglio in bicicletta. Qui non ci sono servizi, mentre i servizi a pagamento, li puoi trovare al Metano in Via Granarolo, di fronte da Casa Spadoni.

Le nostre conclusioni

Faenza è stata una sorpresa: in termini di storia della ceramica, di cucina, di arte, tradizioni e cultura. Ha davvero tutto e poi non siamo riusciti a scrivere di tutto perchè molto altro c’è e non sono abbastanza 2 giorni. Sarà così l’occasione per ritornare ed è stato molto piacevole scoprire una parte della nostra bella Italia, una fetta importante che richiama ogni anno appassionati non solo di ceramica ma anche di tradizioni artigianali uniche. Uniche perchè il sapere delle botteghe storiche si può ricreare certamente anche altrove, ma non sarà mai uguale in termini di bellezza ed eccellenza, come a Faenza. Poi il valore aggiunto è la storia della città, il Lamone che scorre alle spalle della città e che gira attorno alle antiche mura ancora esistenti, assieme al Borgo Durbecco, uno dei 5 Rioni storici che portano in scena il famoso Palio del Niballo.

Per ogni informazione riguardo visite e ogni cosa di cui ho parlato puoi fare riferimento all’ufficio del turismo gestito dalla Proloco.

Attorno invece a Faenza, cosa si può fare ancora, avendo altro tempo? Questa è un’altra storia…che ti racconteremo presto.

Monica

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