Al museo questa volta senza il camper

Al museo questa volta senza il camper

Foto Museo Cinese - Parma

Questa volta senza il camper

in visita ad un museo.

Ogni tanto è piacevole essere turisti anche nella propria città e, magari senza l’ausilio del nostro camper, scoprire angoli nascosti e visitare monumenti o musei. Perdersi fra il passato e la storia  di cui le nostre città sono ricche, e fare incontri particolari.

 

 

Spesso si collega Parma al Duomo, alla Pilotta e al Teatro Regio, alla gastronomia, ai suoi piatti succulenti e magari si tralasciano realtà altrettanto interessanti e uniche , ma meno conosciute.

Non conosci mai abbastanza la tua città

Questa mattina abbiamo quindi voluto visitare qualcosa di inusuale e diverso.

Ero già stata in questo posto tanto tempo fa, e il ricordo che mi era rimasto era di un luogo fantastico dove perdersi fra collezioni di reperti davvero unici al mondo, frutto di anni di scambi culturali.

Quindi siamo andate, non in camper ma in auto, alla Casa Madre dei Missionari Saveriani  e abbiamo visitato ….

Museo d’Arte Cinese ed Etnografico

Nasce nel 1901 per volere di San Guido M. Conforti, fondatore dell’istituto “Seminario Emiliano per le missioni estere” con sede a Parma.

Fin dalla nascita dell’istituto c’era la volontà di creare questo museo.  Si è realizzato grazie a donazioni e al costante invio di materiali da parte dei missionari in Cina e in seguito anche di “oggetti parlanti” provenienti da culture dell’Africa e del Sudamerica.

Gli oggetti raccolti dovevano:

  • raccontare l’impegno e il dovere dei missionari, non solo di enunciare il vangelo, ma di conoscere le culture e civiltà che avvicinavano
  • portare e ravvivare un notevole interesse per queste terre che allora per noi italiani apparivano lontane e sconosciute.
La ristrutturazione del 2012

La recente ristrutturazione degli spazi espositivi, avvenuta nel 2012, anno in cui il museo ha compiuto i suoi 111 anni, ha trasformato questo piccolo gioiello in un museo all’avanguardia.

La nuova struttura è disposta su tre livelli: al terzo livello ci sono le sale didattiche e gli archivi; al livello intermedio la reception, lo spazio per le mostre temporanee e lo spazio Kayapò; al livello seminterrato, lo spazio dedicato alla Cina.

Il percorso espositivo

Si presenta come un continuum seppur tocca popolazioni differenti tra loro.

Iniziando dai Kayapò, gruppo di indio dell’Amazzonia di cui qui si ha la raccolta più importante a livello nazionale di oggetti della loro cultura e di cui si vuole veicolare soprattutto concetti e simboli. 

Si passa poi al piccolo spazio dedicato all’Africa con statuette e maschere, per arrivare infine all’ampia sala dedicata alla Cina.

In questa sala è ospitato il corpus principale della collezione.

Spiccano l’anfiteatro formato dalle vetrine, in cui si può osservare terrecotte e porcellane, al cui centro c’è il grande taiji circolare con lo yin e lo yang.

Si vede il grandioso paravento, la ricostruzione dello studiolo del letterato cinese e numerose vetrine dedicate ad abiti, monili e statuaria.

La tecnologia multimediale

Gli oggetti esposti vengono presentati e raccontati grazie a tecnologie multimediali e videoproiezioni. Un esempio, la postazione touch screen che permette di navigare in una delle collezioni di numismatica cinese più ricca d’Italia.

Si è voluto dare spazio anche alla curiosità di ciascuno. Il visitatore  è libero di muoversi tra ceramiche, abiti, sculture e di curiosare tra cassetti che nascondono dipinti, sagome di personaggi, pannelli esplicativi mobili e formelle bifacciali.

Queste ultime aprono l’attuale mostra temporanea dedicata alla tribù dei Balega del Congo . 

La mostra permette di entrare in contatto con la loro cultura fatta ed espressa attraverso manufatti .

Questi esprimono il rapporto con l’aldilà e oggetti di vita quotidiana o della foresta percepiti e interpretati in numerose storie, proverbi e metafore tramandati come insegnamenti o comportamenti di vita.

Il Museo non è nato come vetrina di manufatti esotici, ma come luogo di incontro tra le culture, seguendo il pensiero di Conforti, espresso con il motto “fare del mondo una sola famiglia”.

Gli oggetti non sono esposti basandosi sul loro valore artistico e venale, ma in quanto rappresentativi del genio dei popoli con cui i missionari sono entrati in contatto.

per informazioni:sito di riferimento